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:: Barcellona Pozzo di Gotto » La storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?


(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Piantina




Il paese sorge a 60 metri sopra il livello del mare, in una zona litoranea collinare. La presenza di siti di antichissima antropizzazione è testimoniata dal ritrovamento di significativi reperti archeologici rinvenuti nel secolo scorso nelle contrade di Maloto (età del bronzo e del ferro), Monte Oliveto (VIII secolo a.C.), Monte S. Onofrio (VI-V secolo a.C.) e Pizzo Lando (X secolo a.C).
Le più antiche fonti risalgono però soltanto al primo periodo normanno, quando le caratteristiche orografiche del territorio (caratterizzato dalla presenza di fiumare e di ampie zone adibite alla coltivazione agricola e ai pascoli) assunse un'importanza fondamentale nell'ampio contesto gravitante attorno all'antica Mylae (Milazzo).
All'anno bizantino 6613 (1 settembre 1104/31 agosto 1105) risale, infatti, il privilegio di rifondazione del monastero di rito greco della "Genitrice di Dio" di Gala, emanato da Adelasia (moglie del conte normanno Ruggero I) su richiesta del camerario Nicola di Mesa.
Il monastero venne dotato di cospicui beni fondiari e diritti (ricadenti nel vastissimo comprensorio barcellonese e in molte altre località siciliane), la cui entità rende Gala il più importante monastero di rito greco fondato o rifondato dai normanni prima dell'istituzione dell'Archimandritato del SS. Salvatore in Lingua Phari di Messina.
Nel giugno del 1127, il casale barcellonese di Nasari, posto alle estreme propaggini occidentali del feudo di Gala, veniva concesso con i 32 abitanti uomini residenti in esso dal conte normanno Ruggero II ad Ansaldo vicecomes di Arri, dopo essere stato nelle proprietà della moglie di quest'ultimo.
Durante le dominazioni sveva e angioina è possibile rintracciare notizie su luoghi oggi situati nel territorio barcellonese. è il caso del casale di Gurafi (concesso da re Federico II a Giovanni Turdo e usurpato dal messinese Roberto di Mileto durante la dominazione angioina) e di Centineo (menzionato in un atto del 22 gennaio 1266 e in un documento del 1271), oltre ai due nuclei già esistenti di Gala e Nasari (che compare in un atto redatto il 14 giugno del 1263). Nella Descriptio Feudorum sub rege Federico (elenco di feudi, casali e terre esistenti in Sicilia, compilato a partire dal 1296) e nelle Rationes Decimarum (elenco delle chiese esistenti nella penisola e delle relative decime che esse versavano tra la fine del XIII e il primo decennio del XIV) si ritrovano censiti i casali barcellonesi di Gurafi, Nasari, Centineo e Gala (con le rispettive chiese di rito greco). Nel 1324 il casale di Criccina o Christina, per la fedeltà dimostrata durante la guerra del Vespro agli Aragonesi, fu elevato a ruolo egemone rispetto agli altri casali limitrofi. Di lì a poco nascerà la cittadella fortificata di Castroreale che in poco tempo estenderà la sua influenza su tutto l'attuale territorio barcellonese. Con l'avvento del primo re Martino, dopo oltre mezzo secolo di decadenza e anarchia, si assiste all'infeudazione di ampie porzioni di territorio barcellonese, che porterà alla nascita dei feudi di Lando, Nasari, Gurafi, Migliardo e Centineo, su cui confluirono numerose famiglie nobili siciliane (Alliata, Anzalone, Balsamo, Bucolo, Camella, Cammareri, Campagna, Cirino, Clavizzo, Crisafi, D'Aliberto, Del Pozzo, Deodato, Di Giovanni, Donato, Fazio, Ferranti, Lapis, La Rocca, Marescalco, Nassari, Nuchez, Pagano, Periconio, Porzio, Rigoles, Saccano, Salvo, Spadafora, Umano e Villadicani).

A partire dai primi decenni del XVI secolo la fascia compresa tra le propaggini settentrionali dei feudi di Lando, Nasari e Gala, venne interessata da un rapido processo insediativo, seguito alla bonifica dei vasti territori compresi tra i torrenti Idria e Longano.
Si assiste così all'aggregazione spontanea di piccoli casali e villaggi, che solo nel XVII secolo diventeranno un'unica unità territoriale. Lo sviluppo di questi centri porta ad una forte crescita demografica e ad un forte sviluppo dei nuclei abitativi, che fa nascere l'esigenza di dare un solo nome alle unità dei villaggi.

Pozzo di Gotto sorge così nel 1463 grazie al nobile Nicolò Goto (di Messina) e Barcellona nel 1522.
Il casale di Barsalona, che nel 1521 costituiva ancora una semplice contrada posta a confine tra i territori di Milazzo e Castroreale, è caratterizzato nella seconda metà del XVI secolo da un rapido aumento dell'abitato intorno alla chiesa di San Sebastiano, costruita nel. Nel 1639 il casale di Pozzo di Gotto prima amministrato da Milazzo, grazie ad un contratto del 22 maggio stipulato tra il Cardinale Giannettino Doria (Presidente del Regno di Sicilia e Arcivescovo di Palermo) e il pozzogottese Antonio Sanginisi, ottenne, con il pagamento della somma di ventimila scudi, l'autonomia.
Agli inizi del XVII secolo, ad occidente del Torrente Longano, vi erano dunque i seguenti nuclei amministrati da Castroreale: i villaggi di Barcellona (nuclei abitativi: Immacolata, Quartalari, Fondaconuovo, Sant'Antonino, San Giovanni, San Sebastiano e Grazia) e i casali di Sant'Antonio e di Nasari. Sul versante orientale del Longano esisteva Pozzo di Gotto, che comprendeva sette villaggi: San Gaetano, Sant'Andrea, Pagano, Caldora (l'attuale Calderà), la Torretta (oggi appartenente a Milazzo), Oreto, Femminamorta e Serro di Sant'Andrea (l'attuale Serro del Carmine). I nuclei abitativi erano: Panteini, Pizzo Castello, San Vito e Marsalini. Le abitazioni di questi centri erano per lo più semplici, suddivise in due parti: quella per il laboratorio artigianale e quella adibita ad abitazione vera e propria. Sul fronte della strada le case avevano una struttura unitaria, mentre la parte retrostante era occupata da un cortile, via d'accesso alla campagna. Con il passare degli anni, nascono ed assumono sempre più importanza i primi conventi: Carmine (1500), S. Antonio (1600), Cappuccini (1600), Basiliani (1700). L'unica via di comunicazione tra i due centri, Barcellona e Pozzo di Gotto, è rappresentata dalla via Regia delle Poste. Nel 1789 Barcellona ottiene l'indipendenza ecclesiastica per la Chiesa di S. Sebastiano e nel 1823 quella amministrativa da Castroreale.
La fine del feudalesimo (1812) coinciderà con la fondazione del comune di Barcellona (1 maggio 1815), in seguito unito con Pozzo di Gotto in un solo comune con Decreto n° 1562 del 5 gennaio 1835, emanato da re Ferdinando II.
L'unificazione dei due centri dà come risultato Barcellona Pozzo di Gotto, con 20.000 abitanti. Dopo due anni, con un Regio Decreto, viene realizzata la strada provinciale Messina-Patti: il grosso asse viario che attraversa i due centri, ormai unificati, permette alla neo Barcellona Pozzo di Gotto di crescere e sviluppare le sue zone abitative. Nel 1862 nasce l'esigenza di dare un regolamento allo sviluppo della nuova città. A dare una prima risposta a questo problema fu l'architetto Giuseppe Cavallaro, prevedendo di realizzare una larga via (l'odierna via Operai) che organizzasse le vie cittadine in modo più ragionato rispetto all'"aggregato successivo e disordinato di case". Sulle idee del Cavallaro si sviluppano le nuove strade di Barcellona Pozzo di Gotto: Via Operai (1869), Statale S. Antonino (1875), via Regina Margherita (1878) e un tratto della via Roma (1890). A questi anni risalgono, grazie alle nuove scoperte tecnologiche, la realizzazione della linea tranviaria e l'introduzione di elementi urbani che abbellivano la città e ne permettevano lo sviluppo. Al 1890 risale la realizzazione della linea ferroviaria.
Il terribile terremoto del 1908 colpì anche Barcellona Pozzo di Gotto. Da questo momento in poi, l'incarico di stendere i nuovi Piani Regolatori per ripristinare la città e per dare ordine laddove non c'era, fu affidato di volta in volta a vari ingegneri. Quello che è importante dire è che si cercò di curare il cuore di Barcellona lasciando ai margini la periferia e Pozzo di Gotto.

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