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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Torre di Ventimiglia

Torre di Ventimiglia


Il monumentale edificio si lega alle vicende dell'arcivescovo Giovanni Ventimiglia, imparentato con la potente famiglia dei conti di Geraci. Giovanni viene eletto vescovo dai Benedettini dell'Abbazia di Santa Maria Nuova di Monreale, nell'anno 1407, ma la conferma pontificia avverrà tardivamente, nel 1418, con Papa Martino V, sotto il governo di Federico I di Castiglia.
Il profilo di Giovanni Ventimiglia è quello di un fedelissimo ecclesiastico in diretto rapporto con il sovrano (Alfonso V d'Aragona) e con poteri discrezionali notevoli, impegnato a risollevare l'immagine della Chiesa di Monreale e del casato di appartenenza. Non si può sottacere che il re gli affida un incarico d'indubbia fiducia, come la costruzione e custodia di un castello in un punto nevralgico del Regno; né si può ignorare che Giovanni gestisca, con piena autorità, la più importante Signoria ecclesiastica dell'Isola, il cui controllo politico-economico è essenziale al monarca per controbilanciare il potere dei feudatari laici. La storia lo vede subito protagonista della rinascita della Chiesa monrealese che segue la tormentata vicenda dello scisma d'Occidente. Giovanni dimostra un'attenzione nuova verso il complesso abbaziale che si traduce nel progetto di restauro del duomo e nella costruzione del palazzo arcivescovile e non si può negare che questo contributo, certamente di ampio respiro, costituisce una tappa indicativa del faticoso processo di riappropriazione della storia e della centralità della Chiesa. Nella sfera giurisdizionale, l'impegno del Ventimiglia privilegia la difesa dell'autonomia giuridico-amministrativa della corte vescovile e si dispiega nel reprimere l'aspirazione indipendentista e municipalista della città di Monreale assoggettata da sempre ad indissolubili rapporti di vassallagio; nel campo economico, l'attività del presule è rivolta all'introduzione di nuovi indirizzi colturali e produttivi e al consolidamento del controllo vescovile sulle risorse periferiche della diocesi, tutti elementi che richiamano, in toto, la cultura pianificatoria che i Ventimiglia introducono nello stato madonita e nei feudi acquisiti. Tra le più importanti iniziative economiche, le fonti citano la ristrutturazione delle procure di Balletto e Scala della Corte, l'impianto di due trappeti di cannamele, l'uno nel feudo di Borgetto, l'altro nei pressi di Monreale, la canalizzazione delle acque del torrente di s. Elia, l'introduzione dell'olivocoltura estensiva nel feudo di Munkilebi e, infine, la costruzione di un trappeto di olio vicino il duomo.
Nel 1429, Giovanni Ventimiglia, in nome e per conto dell'Abbazia, acquisisce dal monastero di Santa Caterina del Cassaro di Palermo (fondato dal casato Mastrangelo nel 1310) l'utile dominio del feudo di Munkilebi (con le sue pertinenze di Giardinello e Mandra di Mezzo) per il censo annuale di 12 onze d'oro. Nel 1435, allo scopo di agevolare l'esazione del canone, la Mensa arcivescovile cede al monastero domenicano alcune partite di rendita immobiliare nella città di Palermo. L'acquisto di Montelepre, motivato dalla peculiare posizione geografica del feudo, è finalizzato a consolidare la giurisdizione vescovile in un'area nodale al confine tra la feudalità laica e il regio demanio.
Con privilegio del 2 maggio 1433, emanato dall'isola d'Ischia, re Alfonso d'Aragona concede a Giovanni Ventimiglia la facoltà di fabbricare una torre o fortilizio nel feudo di Monchilebbi, senza obbligo di pagare alcun onere o servizio alla Regia Curia, ma prestando il giuramento e l'omaggio ore et manibus com'era consuetudine feudale. Il nuovo complesso architettonico assurge, inevitabilmente, ad emblema del potere, cioè a simbolo della sovranità della Chiesa di Monreale sul feudo appena acquisito e s'impone quale prestigiosa sede di rappresentanza del Ventimiglia: negli ampi saloni, il presule riceverà le più alte personalità del regno e concluderà importanti transazioni fra civili e religiosi. La leadership di Giovanni è ulteriormente rafforzata dal privilegio reale del 22 marzo 1434, che gli conferisce a pieno titolo il "mero et mixto imperio" equiparandolo alla massima autorità dello stato diocesano, cioè all'abbate-giustiziere. Il torrione, unico sito fortificato sulla direttrice viaria più importante della Sicilia occidentale, nel tratto compreso tra la capitale del Regno e il castrum di Partinico, diventa la sede propulsiva del protagonismo politico ed istituzionale del Ventimiglia ed accoglierà, nel novembre del 1434, il Re Alfonso d'Aragona e la sua corte, impegnati in una battuta di caccia nei boschi della Regia Defensa Altavilla di Partinico. Nel contesto ambientale, la torre-residenza di Montelepre, inserita nella natura e nel paesaggio circostante, esprime le caratteristiche residenziali tipiche dei solacia di epoca normanna, dove "natura, fauna, acqua, e architetttura concorsero a ricreare luoghi di rifugio contemplativo, di riposo, di esercitazioni poetiche e musicali", non trascurando i requisiti strutturali e formali che le esigenze difensive impongono.
Dal punto di vista architettonico, il raffronto con altri edifici similari (castelli di Adrano e Paternò) fa assimilare la torre di Montelepre alla tradizione del donjon roman residenziale introdotta nell'isola dai normanni; tuttavia, nell'architettura del nostro manufatto, l'espressione artistica attraversa un momento di stasi con architetti che cercano di far coesistere forme rinascimentali con la tradizione arabo-normanna o che rimangono fortemente ancorati allo stile catalano. Il torrione, ubicato sulla sommità di una collina, domina le vallate circostanti e la fertile piana di Partinico, a controllo della trazzera Palermo-Trapani. Si presenta come una austera massa parallelepipeda a pianta rettangolare (21,30x16,89 m.), alta circa 25 m., sviluppata su tre piani con una terrazza merlata (non coeva). Il primo piano è formato di due saloni rettangolari coperti con tre volte a crociera divise da un costolone. Vi si accede tramite una porta protetta da una bertesca e da un ponte levatoio. Nelle chiavi di volta, tutte sagomate, si notano gli stemmi, uno dei quali riproduce la mitra episcopale. Il secondo piano, che alloggia la cappella, mostra i segni del crollo dell'originaria copertura a crociera, conservandosi solo i beccatelli in pietre scolpite. Una cisterna è ricavata nello spessore del muro nord. Il prospetto occidentale è segnato da finestre (bifore e trifora) e dal quadrante dell'orologio meccanico disegnato sullo scorcio del XVIII secolo. La porta d'ingresso al piano nobile è sopraelevata di alcuni metri rispetto al piano stradale ed è raggiungibile grazie ad una ripida scala. I muri (m. 2.10 di spessore) sono costituiti in opus incertus, tranne negli angoli e nelle finestre delimitati da conci prelevati dal sito archeologico di Montedoro. Le mura perimetrali esterne, che un tempo delimitavano l'annesso baglio fortificato (bass-cour nell'area francese ed anglo-normanna), sono andate distrutte; mentre, gli edifici secondari (officine o maramme) risultano profondamente rimaneggiati.
L'incastellamento del feudo Munkilebi, promosso da Giovanni Ventimiglia, segna definitivamente la facies del paesaggio e l'organizzazione economica del territorio e, inevitabilmente, influenza il fenomeno colonizzatore del tardo Seicento che porterà al progressivo sviluppo dell'insediamento urbano di Montelepre.

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