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Santuario dello Spirito Santo - Gangi
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Santuario dello Spirito Santo - Gangi

Santuario dello Spirito Santo - Gangi


L'origine del Santuario è molto antica.Posto ai piedi dell'abitato in prossimità di un crocevia delle vecchie vie di comunicazione ("trazzere") l'edificio sorse come chiesa di Santa Caterina ed era già esistente alla fine del XIII secolo, come attesta un affresco del Cristo Pantocratore nel catino absidale della chiesa (sul modello del duomo di Cefalù) datato appunto fra il XIII e il XIV secolo. Nel 1576 la chiesa venne completamente riconfigurata e venne intitolata allo Spirito Santo divenendo centro di culto e di devozione: il portale esterno venne realizzato e firmato dallo scalpellino gangitano Andrea Bonanno. L'interno dell'edificio venne rifatto nella seconda metà del Settecento in stile tardo barocco, su progetto e direzione dei lavori ne dell'architetto Gandolfo Felice Bongiorno che chiamò diverse maestranze e artisti a concorrere alla definizione dell'edificio sacro: gli stuccatori Francesco lo Cascio e Giuseppe Sciacchitano dell'area dei Nebrodi per l'apparato di stucchi, i marmorari catanesi Giuseppe Orlando e Lorenzo Viola per i marmi e il pittore Crispino Riggio per i dipinti delle volte. All'interno vi sono anche tre tele degli anni Settanta del Settecento del pittore nicosiano naturalizzato a Gangi, Matteo Garigliano, mentre sulla cantoria è un affresco di Tommaso Pollaci dei primi dell'Ottocento. La Chiesa,situata ai piedi di Gangi, è luogo di devozione e di pellegrinaggio e ancora oggi si celebra una festa molto partecipata nel giorno successivo alla festività di Pentecoste. Attualmente la chiesa dello Spirito Santo è Santuario Giubilare.

Vuole la leggenda che qui esistesse un'edicola intitolata allo Spirito Santo, nella quale, secondo la leggenda, era collocato un masso nella cui incavatura era stata dipinta l'immagine dell'Eterno Padre con una colomba sul petto.
Durante la lotta iconoclasta questo dipinto venne sepolto sottoterra e per molto tempo rimase ignorato, finchè un contadino sordomuto, scavando un pozzo, rinvenne il masso. Si accorse con sorpresa della figura e notò che da una lesione al sopracciglio gocciolava sangue.
Stupito della scoperta corse verso l'abitato lasciando meravigliati i cittadini che lo sentirono parlare. Successivamente accorsero sul luogo e per consiglio del parroco e delle autorità decisero di trasportare il sacro masso dentro l'abitato servendosi di buoi, ma gli animali non riuscirono a smuoverlo.
Nacque così l'idea di erigere un tempio sul posto con l'aiuto di tutto il popolo.

La storia indica invece che qui esisteva un'edicola con un dipinto del Cristo Pantocratore simile a quello di Cefalù che venne rinvenuto nel 1985.
Successivamente venne costruita una chiesetta dedicata a Santa Caterina d'Alessandria inglobando l'edicola che divenne il catino absidale della chiesa.
Solamente nel 1576 la piccola chiesa subì una trasformazione architettonica e l'assunzione del titolo dello Spirito Santo. Nel corso del Settecento altri interventi portarono alla definizione della chiesa e, nell'Ottocento, alla realizzazione della cappella laterale dedicata alla Madonna della Provvidenza con un dipinto dello stesso soggetto attribuito al pittore Pasquale Sarullo.

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