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Parco Letterario Brancati Vitaliano - Pachino
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::Parco Letterario Brancati Vitaliano a Pachino » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Parco Letterario Brancati Vitaliano - Pachino

Parco Letterario Brancati Vitaliano - Pachino

Via Abramo Lincoln



Pachino non ha ancora una sede museale destinata a ricordare l'opera del suo più illustre figlio: Vitaliano Brancati... eppure il "paese del vento", così lo definì lo stesso Vitaliano, deve molto a questo «"...scrittore italiano che meglio ha rappresentato le due commedie italiane, del fascismo e dell'erotismo in rapporto tra loro e come a specchio di un paese in cui il rispetto della vita privata e delle idee di ciascuno e di tutti, il senso della libertà individuale, sono assolutamente ignoti. Il fascismo e l'erotismo però sono anche, nel nostro paese, tragedia: ma Brancati ne registrava le manifestazioni comiche e coinvolgeva nel comico anche le situazioni tragiche... (Leonardo Sciascia)».
Di tanto in tanto convegni e mostre si susseguono in occasione di qualche ricorrenza ma la creazione di un parco letterario vero e proprio per commemorare la vita e le opere del grande scrittore siciliano, rimane a tutt'oggi soltanto un ambizioso progetto sepolto in qualche cassetto dei comuni di Pachino e Zafferana Etnea, cittadina dove Vitaliano amava soggiornare, ritenendola luogo ideale per dare voce alla sua "Ninfa ispiratrice".
A Pachino , in via Lincoln, la casa natia dello scrittore non esiste più. Al suo posto vi è il Banco di Sicilia ma una targa ne ricorda i natali. Una tranquilla passeggiata nel litorale di Marzamemi può farci ammirare l' "isolotto di Brancati", di proprietà della famiglia del cugino Raffaele (medico chirurgo, nativo di Pachino ma trasferitosi a Catania) col suo caratteristico villino tinteggiato in rosso boerdeaux, dove lo scrittore e drammaturgo amava soggiornare con la moglie Anna Proclemer durante il periodo estivo.
Le strade barocche di Catania, che fanno da vivace sfondo alla vita di giovani benestanti sempre in cerca di avventure amorose e che trascorrono il tempo a immaginare avventure erotiche e viaggi in celebri luoghi che si concludono sempre in modo deludente, possono aiutarci a immaginare quel mondo di vorticose passioni continuamente alla ricerca di piacere che solo l'abito femmineo può dare e del quale sono impregnati romanzi come Don Giovanni di Sicilia e il Bell'Antonio.
Quadri ironici e divertenti della provincia italiana dove vengono messe in evidenza le velleità maschiliste, i vagheggiamenti erotici e tutte quelle forme di megalomania che vanno sotto il nome di gallismo. In realtà l'opera va oltre la dimensione provinciale che viene assunta da Brancati come esempio della società italiana del tempo, piena di faciloneria, velleitarismo e sogni di grandezza.
Brancati crea delle macchiette nascondendo una vocazione di saggista e di osservatore attento degli atteggiamenti degli uomini in un preciso contesto storico. Lo stile dell'opera è scanzonato e beffardo, la scrittura agilissima e pervasa di sana e vigorosa sensualità.
Nel 1955, un anno dopo la morte, venne pubblicato il romanzo Paolo il caldo, storia di un'ossessione erotica alla quale si intreccia una lucida analisi del costume politico e culturale del dopoguerra. L' opera rimane incompiuta degli ultimi due capitoli, ma non per questo risulta inferiore ai precedenti, soprattutto perchè l'idea della vita, in esso espressa, è profondamente cambiata da quella che animava i romanzi precedenti. Se nel Don Giovanni lo slancio sensuale era pieno di allegria e nel Bell'Antonio la vicenda aveva ancora una sostanziale intonazione burlesca, nel Paolo il Caldo le cose cambiano e la sensualità di Paolo Castorini ha qualcosa di ossessivo e tragico. Anche in questo romanzo la forma è limpidissima anche se si nota, al confronto con gli altri due libri, una maggiore propensione all'analisi e al discorso indiretto.
Il mondo davanti al quale ci pone il Brancati è un mondo morale concreto e organico dal quale egli contempla e giudica gli uomini che lo circondano facendo così nascere la sua satira politica e quella della vita provinciale. Il mondo appare così dominato da personaggi dalla testa vuota, vanagloriosi seduttori di donne e di imperi che appartengono alla schiera dei vanitosi, prepotenti e oppressori, sia in politica che in amore.
Brancati, che si è sviluppato come scrittore nel periodo che va dal 1930 al 1942, trae questa visione del mondo dalla sua esperienza di uomo, nato e vissuto nel Ventennio fascista, in un periodo decisivo della vita italiana fatto di esaltazioni e speranze deluse. Dalla Sicilia Brancati riesce a trarre non solo la forza della concretezza artistica, ma anche a rompere con gli schemi letterali e culturali di Verga e Pirandello. Muore 25 settembre 1954, in seguito a un'improvvisa operazione fatta a Torino da un chirurgo allora assai famoso, il professor Achille Mario Dogliotti. L'operazione aveva lo scopo di "svuotare" una cisti dermoide a carattere benigno che Brancati portava fin dalla nascita e che si era ingrossata a dismisura. Aperto il torace, il medico ritenne di poterla togliere del tutto, ma il vuoto che si creò in quella zona provocò un'inaspettata e fatale crisi cardiaca, che, secondo alcuni, sarebbe stata prevedibile.




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Come ci si arriva

Vita ed opere di Vitaliano Brancati
Vita ed opere di Vitaliano Brancati
Pachino
Vitaliano Salvatore Giuseppe Brancati nasce a Pachino il 24 luglio 1907,da Maria Antonietta Ciavola e da Rosario Brancati, in via Lincoln nell...

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