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Palazzo Battaglia - Ragusa
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Palazzo Battaglia - Ragusa

Palazzo Battaglia - Ragusa

Piantina

Conosciuto anche come "Palazzo Maggiore o Giampiccolo" (per i proprietari che vi si sono avvicendati nel tempo) e monumento riconosciuto dall'Unesco, a pianta quadrangolare, è considerato come uno dei palazzi più caratteristici di Ibla per il suo aspetto monumentale e per la raffinatezza delle soluzioni architettoniche e decorative che fanno pensare alla mano di un abile architetto, forse il Gagliardi. Sull'area dell'attuale edificio, prima del terremoto c'erano il palazzo del barone di Calamenzana, don Vincenzo Arezzo, e la chiesa della Concezione di Maria; Blandano Grimaldi, erede del barone, poiché risiedeva a Modica la vendeva in parte al barone Grandonio Battaglia ed in parte a don Giacinto Nicita (che si riservava la parte vicina alla chiesa di San Basilio ).
Nel 1724 l'allora barone don Grandonio Battaglia di Torrevecchia incaricò dell'opera il capomastro Giuseppe Recupero di Acireale,(di cui si riconosce la mano nella facciata principale ed in particolare nel bugnato manieristico presente nel portale di via Orfanotrofio, una caratteristica tipica delle fabbriche barocche della zona Etnea). Il palazzo è caratterizzato dall’avere due facciate che presentano entrambe soluzioni architettoniche non solo originali, ma eleganti: una facciata principale su un tipico slargo irregolare in via Orfanotrofio, accanto alla chiesa della SS. Annunziata sulla quale la famglia Battaglia esercitava lo jus patronatus, e una laterale lungo la via Chiaramonte, al numero 40, stretta via in prossimità del bordo della vallata di San Leonardo. Quella principale offre alla vista un portone, due finestre laterali e al primo piano un balcone centrale e due laterali. Sia il portone che le finestre sono impreziositi da intagli finemente realizzati. Il balcone centrale è sovrastato da un cornicione che fa da base allo stemma collocato sul finire del settecento: un leone rampante e un cavallo inalberato, simboli araldici delle due famiglie: Battaglia di Torrevecchia e Giampiccolo di Cammarana.dei Battaglia. Analogamente decorata la facciata di via Chiaramonte che presenta un imponente portone centrale con arco semicircolare e vari intagli, al di sopra una finestra circolare riccamente decorata con festoni di foglie e sormontata da una scultura a forma di conchiglia ; anche da questa parte un balcone con nove mensole a voluta scolpite in stile barocco. Sul balcone si aprono due porte finestre dalle ricche modanature in mezzo alle quali c'è una finestra dall'insolita forma a cuore. Il primo piano sarebbe opera degli abili capomastri Cultraro quali esecutori del progetto di Rosario Gagliardi, attribuzione supportata oltre che da riscontri documentari, dal confronto con le forme e lo stile di altre opere progettate dall'architetto netino. Ad essi fu affidato il compito di rifinire la facciata secondo le indicazioni del grande Rosario Gagliardi che era stato chiamato ad Ibla per progettare la chiesa di San Giorgio.Nel 1730 la parte prospiciente la via Orfanotrofio era stata completata.
Qualche decennio dopo, nel 1748 il palazzo veniva ampliato con l'aggiunta dell'ala settentrionale che prospetta su via Chiaramonte, per iniziativa del barone Giovanni Paolo Battaglia, e l'opera dei capomastri ragusani Silvestro Di Natale e Vincenzo Sbezzi. Costoro fornirono prova di grande abilità nell'integrarla nel contesto del fabbricato già esistente e nel caratterizzarla, nello stesso tempo, con un originalità che non ha riscontro negli altri palazzi della città. In questa ala del palazzo in basso sono presenti i magazzini e le scuderie, quindi l'ammezzato, il piano nobile e per ultimo le sale per gli ospiti e la servitù. I tre livelli sono messi in contatto da una scalinata in pietra pece che si sviluppa intorno al cortile interno. Come si può ben notare ognuno di questi ordini risponde alle esigenze signorili del tempo.
Giovanni Paolo Battaglia moriva senza eredi e quindi la proprietà passava alla sorella Vincenza che nel frattempo aveva sposato il barone Giampiccolo di Cammarana.
Il palazzo è oggi ancora in buono stato di conservazione grazie ai lavori di manutenzione che vi sono stati effettuati nel corso degli anni, tanto che presenta rimaneggiamenti un po' ovunque, tranne che al piano ammezzato.
Alcuni interni presentano ancora le tradizionali volte a botte e a crociera in calcare o di canne e gesso. Negli appartamenti i pavimenti sono in calcare con inserti in pece o in ceramica di Caltagirone del secolo scorso; in qualche stanza con lavori d'inizio secolo si è passati allo stile liberty. Le pareti interne presentano stucchi e affreschi. Al primo piano un vano centrale di forma ottagonale presenta quattro porte a scomparsa.
Si conservano ancora gli arredi d'epoca.


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