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Matrice San Rocco-Scordia
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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Matrice San Rocco-Scordia

Matrice San Rocco-Scordia




Nell’anno 1628, contemporaneamente al suo palazzo, il principe A. Branciforte provvide a fare costruire la Chiesa madre di San Rocco, patrono di Scordia, riservandosi su di essa, allora unica parrocchia del paese, il diritto di patronato, cioè la facoltà di designare il parroco, che poi sarebbe stato nominato dal vescovo.
Nel 1629 si cominciò a seppellirvi i morti, ma la Chiesa andò completamente distrutta a causa del terremoto del 1693. Riedificata su progetto da molti attribuito a fra Michele della Ferla, fu riaperta al culto nel 1712. Tuttavia assunse la forma e l’ampiezza attuale durante la parrocatura di Mario De Cristofaro (1830-1867), a cura del quale furono completate le ali della croce latina che forma la pianta della Chiesa, divisa in tre spaziose navate adorne di stucchi e affreschi, con otto altari laterali sormontati da tele di non disprezzabile fattura, opere del senese Marcello Vieri (XVIII sec.) del romano Pietro Gabrini (1856-1926) e di artisti ignoti. Particolare attenzione merita la pala della Madonna del Rosario, da alcuni attribuita al Caravaggio (1571?-1610), da altri ad un artista ignoto della sua scuola, da altri ancora considerata una copia. Un’altra tela sulla quale si formulano le più svariate ipotesi è quella posta a lato della cappella del Sacramento, a sinistra dell’abside. In un interno è rappresentata la Madonna col Bambino che benedice San Giovannino. Accanto alla Vergine, Santa Elisabetta. Sullo sfondo, a sinistra, un personaggio maschile (San Giuseppe?) e, attraverso un’apertura, un paesaggio campestre. Si tratta di un’opera di ottima fattura, secondo alcuni da attribuire ad un artista non estraneo alla scuola di Raffaello. A Malta, nella Cattedrale di San Giovanni, a La Valletta, è conservata una tela di identico soggetto. Nell’abside sono ancora visibili l’antico altare maggiore in legno e l’organo di canne dell’800. La volta è decorata con affreschi del pittore militellese Giuseppe Barone (1887-1956): il Cristo Rex Mundi (1947) e, all’interno di cornici rotonde a stucco, San Pietro e San Paolo. Ad un artista ignoto è da assegnare una scena della vita di San Rocco di epoca anteriore. A destra c’è la cappella di San Rocco, dove si custodisce il fercolo ligneo del 1884 con la plurisecolare statua del santo patrono, anch’essa in legno, che viene portata in processione ogni anno il 16 agosto. Un tempo la statua, come quella del cane che l’accompagna, era rivestita d’argento, ma le lamine del metallo prezioso sono state trafugate in uno dei tanti furti subiti dalla Chiesa. Accanto alla cappella si trova il monumento in marmo di Mario De Cristofaro. Sulla volta della navata centrale è dipinta su tela una grande scena con San Rocco tra gli appestati (1929) opera del catanese Alessandro Abate (1867-1953). Sulla stessa volta è visibile un affresco con scena biblica di dimensioni più piccole, forse eseguito dallo stesso pittore, che nel 1933 realizzò anche il quadro con l’allegoria dell’Abbondanza, che attualmente si trova conservato nel salone dei ricevimenti di Palazzo De Cristofaro.
Nei locali della Chiesa, oltre ai preziosi paramenti sacri e ai pochi calici e ostensori in metallo prezioso risparmiati dai ladri, si custodiscono altre sculture e altre tele di un certo valore (tra gli altri, alcuni ritratti del pittore scordiense Giuseppe Barchitta), nonché un archivio di grandissima importanza documentaria.
Il prospetto della Chiesa, orientata verso occidente, è un esempio del più puro barocco, impreziosito della luminosità della pietra locale. In essa ha sede l’antica Confraternita del SS. Sacramento. Al centro della piazza antistante la Chiesa omonima, su di un alto piedistallo, si erge la statua in pietra calcarea di San Rocco col suo cane, opera dello scultore palermitano Nicolò Bagnasco. Il monumento fu eretto nel 1813, quando la peste affliggeva l’isola di Malta.





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