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Chiesa Madre SS.Trinita - Castronovo
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::Chiesa Madre SS.Trinita a Castronovo di Sicilia » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa Madre SS.Trinita - Castronovo

Chiesa Madre SS.Trinita - Castronovo




La Chiesa Madre venne costruita sul luogo del Castello Normanno, fatto edificare nel 1091 dal Conte Ruggero ed ampliato nel 1375 da Manfredi Chiaromonte, conte di Castronovo. Adibito a presidio militare tra le due grandi città di Himera e Akragas, il castello sorgeva sull’ampia piattaforma naturale ai piedi del Monte Kassar ed era circondato da un ampio fossato, oggi completamente ricolmato. Una volta esaurita la sua funzione militare, il castello venne riadattato e trasformato in Chiesa aperta al culto il 30 ottobre 1388; il 3 maggio 1404 venne consacrata ed eretta a parrocchia e dedicata alla SS. Trinità, così come riportano le iscrizioni nella trave sul grande portone d ‘ingresso. Del vecchio maniero rimangono solo le due torri, di cui una trasformata in campanile, e che mostra ancora le mura colossali ad uso di fortezza, e l’altra nell’attuale abside. La chiesa è a una sola grande navata, presenta una pianta a croce latina con ai lati diverse cappelle. Le mura perimetrali raggiungono, in alcuni punti i due metri di spessore. La costruzione della nuova Matrice fu la conseguenza dell’abbandono della vecchia Chiesa Madre Madonna dell’Udienza che sorgeva sulla rupe di S. Vitale. Nei primi anni del ‘400 infatti, la maggioranza dei cittadini decise di trasferirsi sul luogo ove poi sarebbe sorto l ‘attuale abitato; la costruzione della Chiesa Madre accelerò la trasmigrazione delle famiglie più nobili, di corpo municipale e di Clero, essa è dunque da considerarsi de jure la continuazione della precedente Chiesa Madre. Attorno alla chiesa ben presto sorsero nuovi edifici i primi quartieri presero i nomi di Pozzo (da un pozzo preesistente), Pagliarelli (dalle case improvvisate con tetti di paglia ), Bagni (per le acque correnti che servivano le concerie ).
Come tutte le umane cose, anche la Chiesa Madre subì l’onta del tempo e i primi restauri si resero necessari nel secolo XVII, ma i vari rifacimenti e le varie aggiunte nei secoli successivi tolsero purtroppo, al magnifico tempio la sua originaria struttura di monumento gotico-normanno. Le uniche caratteristiche originarie conservate sulle mura esterne sono due antiche finestre chiuse: una in stile gotico con arco a tutto sesto equilatero, l’altra una bifora di stile chiaramontano ma senza le colonnine; il portale laterale piccolo, di stile composito greco- romano, in pietra colorata; il portale principale, di pietra lavorata, di stile romanico rifatto nel secolo XVIII. In alto vi è lo stemma dell’antica collegiata greca, un bassorilievo di marmo raffigurante l’Agnello Pasquale disteso sopra un libro con sette sigilli. Anticamente semplice e povera di decorazioni, in seguito fu adornata del pregiato marmo giallo, tratto dalle cave del Kassar utilizzato per gli altari e le balaustre ed intarsiato dagli artisti locali Andrea e Stefano Geraci. Lo stesso marmo venne usato per le 98 colonne che adornano il maestoso portico della Reggia di Caserta.
La Chiesa è un grande mausoleo, ad una navata lunga 50 mt. e larga 10 con un'altezza che raggiunge mediamente 15 metri. Presenta una pianta a croce latina avente ai lati varie cappelle e terminante in unica abside. Varie iscrizioni lapidee, sia interne che esterne raccontano i vari passaggi delle popolazioni che in varie epoche conquistarono Castronovo.
Tra queste sono evidenti quella posta sulla torre campanaria che porta la data del 1098 ed altre di notevole valore poste all'interno della Chiesa. Il primo parroco fu un sacerdote arabo convertito al cristianesimo, Him Kinmtatachi. Gli altari sono in marmo giallo ricavati dalle cave di marmo del Kassar accoppiati ad altri marmi policromi con tarsie realizzate dagli artisti locali Andrea e Stefano Geraci.
La chiesa è un grande scrigno ricco di opere d’arte. Gli stucchi raffiguranti il Padre Eterno, i Santi Pietro e Paolo, S. Giovanni e l’Addolorata, scene della passione di Cristo, putti e motivi floreali sono opera dello stuccatore castronovese Antonio Messina. Gli intonaci sono stati realizzati da Andrea Sesta.
Sull’altare maggiore è collocato il SS. Crocifisso, opera notevolissima di autore ignoto, che le fonti fanno risalire al 1301. Il Presbiterio ospita quattro nicchie con le statue di San Simeone Apostolo, opera di Marco Lo Cascio del XVI sec.; S. Antonio Abate in legno, S. Francesco di Paola in terracotta entrambi di autore ignoto e risalenti al XVII secoloi, ed ancora la Madonna della Candelora o del Soccorso di Bartolomeo Berrettaro XV secolo. L'altare di San Vitale, realizzato nel 1773 è opera di Domenico Bertuccelli. Sono ancora da vedere un Crocifisso in legno del quattrocento, sistemato in fondo la Chiesa, la statua di San Pietro in cattedra attribuito ad Antonello Gagini, la statua di San Giovanni Apostolo opera di Marco Lo Cascio XVI sec., la statua di San Calogero opera di Filippo Quattrocchi di Gangi XVIII sec., un Crocifisso dipinto su tavola del 1300 (proveniente dal Monastero Basiliano di Santo Stefano di Melia).
I lati del presbiterio sono interamente occupati dall’ artistico Coro per la Collegiata, in legno di noce, che assieme al pulpito-confessionale, anch'esso in noce (XVIII sec.) e alto 6 metri,sono opera dell'intagliatore e scultore Antonino Giordano (autore tra l'altro della statua di San Vitale).
Il pulpito sovrastante il confessionale è sormontato da un baldacchino a frange. Altra opera degna di nota è l’organo a canne realizzato da Raffaele Della Valle (XVIII sec.). Di notevole pregio è la cappella dell’ Addolorata realizzata in pregiatissimo legno di noce per la Madonna che pianse a Castronovo in casa Conti il 20 marzo del 1931. Nella cappella, di fronte alla porta d’ingresso laterale, si trova il prezioso fonte battesimale "ad immersionem" in marmo istoriato, attribuito ad Antonello Gagini, arricchito da un quattrocentesco ciborio in marmo bianco di Carrara, l'opera per la modellatura e l'eleganza viene attribuita ad Antonello Gagini. Sempre ad Antonello Gagini è attribuita la statua di S. Pietro in Cattedra, in marmo bianco di Carrara, precedentemente custodita nella Chiesa di S. Pietro. La Sacrestia è un grande vano ornato con stucchi e tele, opera di Antonio Messina. Nel 1986 è stata restaurata per consentire l’ allestimento del museo parrocchiale realizzato dall’ arciprete Onorio Scaglione, al fine di valorizzare l’ingente patrimonio accumulatosi nel corso dei secoli. L’opera di maggior pregio è uno stipo in avorio del 1300 di fattura greco-bizantina. Proviene dall’ antica Matrice S. Maria dell’Udienza, ma gli studiosi ritengono sia di origine profana. Le figure modellate illustrano chiaramente una scena romantica, e ciò fa supporre che l’ uso originario dello stipo fosse per la toelette di una grande dama del rinascimento. Solo nel secolo XIX passò fra le suppellettili sacre, veniva infatti utilizzato per la deposizione del santissimo sacramento il giovedì Santo. Affissi alle pareti della Sacrestia si notano i bassorilievi in marmo, opera di Antonio De Noto, del 1551.
Ad adornare le pareti sono presenti numerose dipinti tra cui la Madonna delle Fragole, opera tardo barocca di autore ignoto e Cristo ai flagelli del XVII sec. attribuito alla scuola del Rubens. L'Archivio Parrocchiale conserva manoscritti di notevole interesse che hanno consentito di conoscere e ricostruire la storia di Castronovo.



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