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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa di S. Maria del Rosario

Chiesa di S. Maria del Rosario

Corso Vittorio Emanuele II,119

Non si conosce la data di fondazione della chiesa, fonti bibliografiche riportano il 1702. Tuttavia la sua esistenza è confermata nel 1669 quando il vescovo di Agrigento in occasione della visita pastorale ispezionò due altari: quello maggiore e quello della Madonna dell'Itria.
Ricca di stucchi e artisticamente decorata, è situata lungo l'arteria principale del paese (Corso Vittorio Emanuele) ma dell'originario edificio seicentesco non rimane nessuna traccia perchè la chiesa è stata ricostruita due volte: agli inizi del Settecento (1702 da Don Angelo Amico ) e nel primo ventennio dell'Ottocento rimanendo sempre ad un'unica navata. Fu consacrata nel 1767 col decreto del vescovo di Girgenti.
E' probabile che il portale e la finestra del prospetto principale, connotati da modanature mistilinee con frontoni ondulati e profilature tipicamente barocche, possano appartenere alla configurazione settecentesca dell'edificio.
Sul lato nord del prospetto principale, si erge la torre civica dal caratteristico campanile fatta costruire nel 1890 dal Comune a più riprese, secondo le disponibilità finanziarie. In conci squadrati, è articolata in tre livelli. Il primo, avente la stessa altezza dell'ordine gigante del fronte, presenta strette feritoie; il secondo ha quattro campane nelle arcate inquadrate da lesene doriche; l'ultimo, con quattro orologi, è sovrastato da un'incastellatura di ferro battuto conclusa da una cupoletta.
Oltre a battere i quarti, le mezz'ore, e le ore, era fornito di una suoneria ausiliaria, che all'alba svegliava l'operaio che doveva recarsi a lavoro, alle otto del mattino avvertiva gli scolari per andare a scuola, a mezzogiorno segnava l'ora della sospensione del lavoro, a mezzanotte, faceva affrettare il passo ai nottambuli per rincasare. La torre suonava anche il caratteristico fischio dei sancataldesi: "Vacabunnu va a travaglia".
L'impianto spaziale è costituito da aula, preceduta da una cantoria con solaio su colonne ioniche, e coro, coperti da volte a botte, e abside semicircolare con catino (esternamente è poligonale). Le pareti dell'aula sono scandite da coppie di paraste alternate ad arcate cieche, contenenti statue entro nicchie. Il cornicione, protetto da ringhiera, è calpestabile.
La volta è scandita in cinque partiti da fasce longitudinali, in asse con le paraste; in ogni partito, le fasce trasversali delimitano tre specchiature contenenti affreschi che raffigurano le tappe della vita della Madonna, di Gesù e della Vergine e di San Pietro martire che sconfiggono gli eretici. Nel coro e nell'abside sono collocate quattro statue su voluta entro nicchie semicircolari.
Nell'Ottocento fu affrescata la volta da Calogero Seste di Serradifalco mentre al pittore Emanuele Catanese di Terranova (oggi Gela) fu affidato l'affresco della volta, suddiviso in 13 riquadri. Nel 1854 la chiesa fu finita.
L'edificio, in muratura continua di conci regolari legati con malta, ha paraste e campanile in conci squadrati legati con malta. Il prospetto principale è intonacato. Sul fronte sud è presente un contrafforte. La copertura è a tetto con manto in coppi.
Sull'altare maggiore domina la statua dedicata alla Madonna del Rosario, opera del Cardella di Agrigento, Oltre alla statua della Madonna del Rosario, si possono ammirare la statua di legno di San Francesco Di Paola, opera del Bagnasco, nel primo altare di sinistra; la statua di San Sebastiano sull'altare di fronte; il quadro di Santa Maria Maddalena penitente, opera del sancataldese Carmelo Riggi.


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