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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa dei SS. Cosma e Damiano

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano

Corso VI Aprile

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano viene impropriamente chiamata anche chiesa di santa Chiara per l'attiguo monastero di santa Chiara annesso alla chiesa negli anni 1545-1547. La sua fondazione in forme si fa risalire intorno all'anno 1500. La sua struttura attuale, realizzata su progetto dell'architetto fra' Giuseppe Mariani, è del 1721. L'interno, di stile barocco, è a navata unica e presenta un tamburo che ricalca all'interno la forma dell'aula a pianta esagonale, mentre le cappelle votive sono delimitate da pilastri in stile corinzio. Ispirandosi molto probabilmente alla chiesa romana di Sant'Ivo alla Sapienza dell'architetto Francesco Borromini, essa è divenuta nel 1725 un esempio del più bel barocco siciliano.
L'interno, organicamente disposto nei suoi vari elementi, è abbellito dagli stucchi di Francesco Guastella e Vincenzo Perez (della scuola del Serpotta) del 1722, ai quali si aggiunsero nel 1757 quelli realizzati da Gabriele Messina.
Vi si ammirano numerose opere d'arte:
- due tele del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, intitolate L'Immacolata (sull'altare maggiore) e La Madonna con Bambino tra Santi del 1722 (sul secondo altare a destra raffigurante la Madonna che presenta il Bambino Gesù a santa Chiara);
- un crocifisso in legno del Seicento, sul secondo altare a sinistra;
- due dipinti del trapanese Andrea Carrera (del XVII secolo) che rappresentano la Madonna del Rosario (primo altare a sinistra, 1658) e la Madonna degli Angeli (secondo altare a destra,1669);
- due statue in stucco eseguite nel 1722 per conto del monastero di Santa Chiara, dallo scultore palermitano Giacomo Serpotta, intitolate La Carità e La Giustizia che si trovano ai lati dell'abside, belle, delicate, di notevole pregio e piene di fascino sensuale.
La Giustizia, la virtù fondamentale a capo dei rapporti umani, è rappresentata da una figura femminile dal volto serenamente severo; con la mano destra tiene una bilancia a stadera (a indicare un giudizio giusto e ponderato) e con la sinistra, invece, una spada, simbolo della giustizia inflessibile ma equa.
La Carità rappresenta invece una giovane sposa, in atto contemplativo, che tiene in grembo il figlioletto che piange perché vuole il latte materno. Secondo alcuni, ella sorride di pietà e invece di rattristarsi al piangere del bambino, gioisce forse per il fatto che egli abbia questo senta impellente stimolo della fame e indugia ancora, invece di accontentarlo.
La Carità, con il suo atteggiamento d'affetto e pazienza, si affianca alla Giustizia con la serenità e severità presenti nella sua espressione. Il Serpotta, in questo modo, voleva raffigurare al meglio i sentimenti di pietà e di giustizia.

Monastero di Santa Chiara
Nel 1545 tre nobili sorelle (Antonina, Angela e Alberta Mompilieri), assieme ad altre devote istituirono un monastero di Clarisse ed ebbero assegnata la chiesa adiacente dei Santi Cosma e Damiano. A seguito delle leggi del 1866 venne confiscata l'ala occidentale, che per quasi cento anni è stata la sede di una scuola elementare; nel 1958 fu demolita e vi fu costruita la sede centrale delle Poste Italiane.Pochi anni fa le suore hanno riacquistato il primo piano di questo edificio, grazie alle somme raccolte presso i fedeli e qualche altro contributo.
Le clarisse di tale monastero, oltre a partecipare con i loro canti alle celebrazioni religiose in chiesa, hanno contribuito alla nascita e alla rifioritura di altri monasteri in Sicilia e in Sardegna. Inoltre svolgevano delle attività artigianali come la confezione di dolci e la creazione di oggetti in ceroplastica e smaltoplastica.


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