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O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa S. Maria di Loreto

Chiesa S. Maria di Loreto

Piazza Madrice



Ufficialmente le origini della Chiesa Madrice di Delia risalgono attorno al 1300.
Infatti tra le decime degli anni dal 1308 al 1310 versate alla diocesi agrigentina vengono menzionate quelle di una chiesa che serviva il casale di Delia.
Questa chiesa era dedicata a San Nicola di Mira ed era officiata da un cappellano di rito ortodosso.
Il paese di Delia venne fondato dal barone Gaspare Lacchese nel 1597 e la chiesa di S.Maria di Loreto fu costruita nei pressi del palazzo baronale. La chiesa aveva sei altari, come risulta da una visita pastorale del 1669.
Nel 1608, nella visita pastorale del vescovo di Agrigento mons. Bonincontro troviamo la chiesa madre dedicata non più a San Nicola ma a Santa Maria di Loreto e viene inoltre documentata la presenza di alcuni sacerdoti e numerose confraternite.
Nel 1622 la chiesa madre fu elevata a Parrocchia e fu nominato primo arciprete-parroco Gerolamo Bianco Russo da Cammarata.
Da allora si sono succeduti 17 parroci-arcipreti alla guida della parrocchia e sono stati nel complesso guide spirituali sicure e punti di riferimento molto importanti sia per i bisogni materiali e sia anche per la crescita umana e culturale del popolo.
Dopo il terremoto che alla fine del 1600 colpì gran parte della Sicilia tutte le chiese di Delia seriamente danneggiate furono pian piano ricostruite nel secolo successivo.
La chiesa madre venne ricostruita quasi fin dalle fondamenta tra il 1712 e il 1738 per assumere quella struttura che in parte ritroviamo oggi; nel 1795 con enormi sacrifici del popolo, che si impose una tassa volontaria sul pane (il panizzo), fu ampliata con il transetto e la cupola su progetto di mastro Paolo Calì, e grazie anche al lascito testamentario di Calogero la Rizza. I lavori furono eseguiti da Gioacchino Messana sotto la direzione di Pietro Filippazzi. Nel 1803 l'architetto Cosimo Pignato apportò delle modifiche per il completamento dell'opera e nel 1813 venne istallato l'orologio nel campanile.
Tra il 1822 e 1829 la chiesa fu decorata, secondo il progetto dell'ingegnere nisseno Gaetano Lo Piano datato 1818, dagli stuccatori palermitani Antonino e Onofrio Dell'Orto; il pittore Francesco Guadagnino dipinse le specchiature centrali della volta e le vele della cupola.
Probabilmente risale al 1909 la costruzione del portale centrale del prospetto, come si evince dalla data incisa sul cartiglio.
Don Calogero Franco rifece il pavimento fatiscente della chiesa nel 1939; per evitare dissesti e cedimenti la cripta fu riempita con pietrame e nel 1943 si costruirono le duenavate laterali, la sagrestia, il salone parrocchiale e la canonica.
Tra il 1955 e il 1956 fu costruito il partito laterale sinistro della facciata simmetricamente a quello di destra, come si evince da una foto d'epoca. I lavori furono realizzati secondo il progetto dell'ing. Piazza.
Tra il 1971 e 1972 la chiesa fu restaurata secondo il progetto dell'arch. Gaetano Averna. Le pareti furono tinteggiate e il coro fu soprelevato.
Verso la fine del XX sec. l'altare ligneo settecentesco è stato ruotato di 180°. Il frontale, con cartiglio centrale con il monogramma di Maria affiancato da vasi con pira entro nicchie inquadrate da colonnine, è stato rivolto verso l'altare maggiore. Il frontale rivolto verso la navata, tripartito da lesene decorate da festoni, ha l'agnello dei sette sigilli retto da testine alate.
Il tabernacolo è stato spostato nella cappella del Santissimo Sacramento.

IL PROSPETTO
La chiesa di S.Maria di Loreto è situata in piazza Madrice, piazza principale del centro storico di Delia. Presenta un prospetto di stile neoclassico con portale e campanile di stile tardo barocco. La facciata è scandita in tre partiti da paraste giganti doriche trabeate, ha il campanile emergente sul lato est. Il telaio architettonico non riveste tutto il fronte, infatti, è visibile, in posizione arretrata, la capanna della copertura. Il portale centrale è inquadrato da colonne doriche trabeate con frontone curvo spezzato; al centro è posto uno stemma coronato, affiancato da ghirlande, con incisa la data 1909.
Il rosone centrale arricchito da una vetrata artistica raffigurante il logo del Giubileo 2000, riportato anche in un epitaffio posto all'entrata principale.
I portali laterali, con fregio con triglifi, sono sovrastati da frontone triangolare: quello a nord è murato. Quattro foto d'epoca, allegate alla scheda, mostrano tale fronte negli anni Trenta, prima della costruzione della navate laterali, la configurazione negli anni Quaranta e l'intervento attuato nel 1955.

L'INTERNO
Oggi si presenta a tre navate a croce latina con la navata centrale scandita in cinque partiti da lesene composite trabeate, quattro sono campate con arcate a tutto sesto. La volte a botte, ripartita da fasce trasversali in asse con le lesene, è decorata da una serie di specchiature a motivi fitomorfi: quelle centrali contengono, infatti, dipinti raffiguranti episodi della Vergine.
La cupola, su pennacchi sferici dipinti con le figure dei quattro Evangelisti, è ripartita in otto vele da specchiature a costolone; alcune finestre sono murate. Esternamente la cupola è nascosta da un tiburio ottagonale. È presente la cantoria retta da arcate su colonne.
Si possono, inoltre, ammirare sei pregevoli altari di legno scolpito e dorato che rimasti in buono stato di conservazione, oggi, sapientemente restaurati, sono stati riportati al loro antico splendore.
Gli altari e l'urna del Cristo della "Scinneza" che risentono fortemente dell'influenza barocca, sono autentici gioielli d'arte e rappresentano la più genuina espressione della scultura del legno dell'ottocento siciliano, di quell'arte povera del legno delle maestranze artigiane locali ormai quasi completamente scomparsa dovunque ma che si può ancora ammirare nelle chiese della Madrice e di Sant'Antonio.
La statua più antica della chiesa è senza dubbio quella del Crocifisso.
Il primo documento che ne parla è del 1669.
Venne portato per quattro secoli nel venerdì santo per farvi la "scinnenza".
La mano destra che benedice secondo il rito greco fa ritenere che sia antecedente al 1500 e probabilmente si trovava nell'antica chiesa di rito bizantino di San Nicola.
Degna di menzione è la cornice barocca scolpita in legno di noce nella quale si alternano tra volute e putti le tre virtù teologali e nella parte alta la "Concezione" che fa ritenere contenesse la tela raffigurante l'Immacolata.
La tradizione vuole che sia stata scolpita per volere della nobil donna Luisa De Luna e Vega Moncada da un frate gesuita nella Villa Cappellano il quale, secondo la tradizione, v'impiegò dieci anni.
Tra le statue sono da menzionare la Madonna delle Grazie del Bagnasco di stile settecentesco scolpita dal Bagnasco e finemente ritoccata dal Biancardi che scolpì nel 1900 per la chiesa madre il gruppo dell'Annunziata con l'Arcangelo Gabriele, la Madonna dei Peccatori del Genovese scolpita nel 1860, la statua di San Giuseppe venerata fin verso il 1860 nell'omonima chiesa poi distrutta.
Le altre statue presenti nella Madrice sono: l'Addolorata e San Giovanni evangelista posti lateralmente al Crocifisso, il Cuore di Gesù, San Giovanni Bosco, la Madonna Assunta, Santa Maria Goretti, Santa Rosalia, patrona di Delia, e lo splendido moderno tabernacolo di bronzo del Tesei.
Di pregevole fattura sono la tela di Santa Rosalia, patrona del paese, di Pietro d'Asaro da Racalmuto detto il Monocolo, quella delle Anime del Purgatorio e il quadro della Madonna del Lume del 1728.
La Madrice custodisce un prezioso reliquario di maestri argentieri siciliani con un resto sacro di Santa Rosalia portato a Delia dalla famiglia dei Lucchese suoi fondatori.





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