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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa Madre di San Michele Arcangelo

Chiesa Madre di San Michele Arcangelo

Via Carlo Napolitani, 3

Sede dell'omonima Parrocchia, la Chiesa di San Michele Arcangelo è il più imponente edificio del paese. Costruita nel 1700 venne dedicata inizialmente a San Francesco d'Assisi, anche se ancora oggi i tempi e i motivi che portarono a questa scelta rimangono ignoti. Verso la fine del XVII secolo la piccola comunità di Lascari necessitava, per poter celebrare i sacri culti, di una Chiesa Parrocchiale. Per volere del Principe Don Gaetano Ventimiglia, allora, venne fatta richiesta al Vescovo di Cefalù Mons. Matteo Orlando di elevare l'antica Chiesa di Santa Eufemia, alquanto distante dall'attuale nucleo abitativo, a Parrocchia. Molto probabilmente, essendo però la struttura nei pressi di un torrente, elemento che avrebbe limitato lo sviluppo di un abitato e di modeste dimensioni e quindi di capienza insufficiente nell'ospitare la sempre crescente popolazione della frazione, il Barone decise di costruire una nuova chiesa, nei pressi di un antico torrione di avvistamento, Torre Carbone, poi trasformata in torre campanaria, attorno alla quale si era originato il piccolo centro di Lascari. In seguito, nel 1721 la Chiesa divenne sede parrocchiale. L'opera architettonica, di stile chiaramente francescano, è a croce latina, ha tre navate con due cappelle ai lati del presbiterio ed è caratterizzata da un tetto a capriate.
Della chiesa originaria non rimane quasi nulla. Le ultime tracce vennero cancellate durante i lavori di ristrutturazione del 1950. Al suo interno si conservano, tuttavia, due paliotti in marmo policromo del XVIII secolo con i blasoni dei Ventimiglia, un elegante fonte battesimale con due acquasantiere in pietra lumachella realizzati durante la prima metà del Seicento, provenienti dalla Chiesa di Santa Eufemia e una pala d'altare, della metà del 700, raffigurante San Cono Abate che conferisce il mandato di Parroco di Sant'Eufemia e di beneficiario della Chiesa di Sant'Iconio al presbitero Don Giuseppe Cannella.
L'opera che merita ogni attenzione è, senza dubbio, la pregevole scultura lignea del Cristo crocifisso in legno di cipresso macchiato a noce, Patrono della comunità. L'autore rimane ignoto ma si promuove l'ipotesi che lo stile e la precisione nel rendere conto di ogni particolare anatomico facciano pensare alla scuola dei frati cappuccini.

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