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::Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo a Roccapalumba » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo

Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo

Via Umberto I, 31

Dedicata originariamente solo a S. Paolo, la chiesa venne eretta per volontà di Donna Stefania Corsetti Anzalone principessa di Roccapalumba. Consacrata e aperta al culto nel dicembre dello stesso anno, dal monaco domenicano Vincenzo Scaglione, subisce nei secoli successivi ampliamenti e restauri. Il prospetto è caratterizzato dalla presenza della massiccia torre campanaria coronata da un'elegante cupoletta.
Ad un'unica navata, conserva l'impronta semplice e sobria del primo settecento: lesene su alti plinti, scandiscono le cappelle e reggono una doppia cornice che corre per tutte le pareti; in alto le finestre strombate e le lesene percorrono l'ampia volta a botte del soffitto.
La navata è separata dal presbiterio da due balaustre, poste una a destra e una a sinistra, e dall'arco trionfale, il cui intradosso riporta tipiche decorazioni barocche, le quali, inizialmente erano integrate ad alcuni putti, che reggevano un cartiglio recante la data del primo restauro, 1748. Le sue pareti, sono scandite da semplici lesene doriche dall'alto piedistallo, e sono sormontate da due cornici aggettanti in stucco; esse delimitano gli archi delle quattro cappelle laterali, le cui chiavi di volta sono decorati da ovali costituiti da ghiere.
Ogni cappella contiene le statue della Madonna Addolorata, S. Giuseppe, il Sacro Cuore di Gesù, e la Madonna Immacolata.
L'abside di forma semicircolare, è sopraelevato e separato dall'aula da un arco; esso ospita l'altare maggiore in marmi policromi, composto da diversi pannelli di colore giallo e verde, a cui sono sovrapposti decorazioni ad intaglio.
La decorazione in stucco dell'abside sono andate perdute probabilmente in seguito ai restauri successivi al sisma del marzo 1823. Le due teste di putti in stucco, rinvenute casualmente probabilmente facevano parte del ricco decoro dell'abside.
L'altare maggiore è sovrastato da una grande pala che raffigura i Santi titolari al Concilio di Gerusalemme, opera del pittore Ilderigo Panepinto datato 1844.
A destra e a sinistra due nicchie che ospitano le settecentesche statue di Santa Lucia e della Madonna delle Grazie.
Degni di nota sono il seicentesco SS. Crocifisso e il gruppo policromo di San Giuseppe col Bambino di scuola settecentesca collocati in alcune delle cappelle laterali.
Il SS. Crocifisso è raffigurato da una statua lignea risalente ai primi anni del 1700, e fu donata alla parrocchia di Roccapalumba dai Principi Moncada. Il corpo di Cristo è perfettamente riprodotto, l'artista ha saputo, con grande maestria, cogliere tutto il dolore da egli subito: infatti sono palesemente visibili non solo tutti segni fisici, ma anche l'intensa espressione del volto. La statua ha le braccia snodabili, e questo rende possibile per il Venerdì Santo, rivivere il momento della Crocifissione. Anche questa, come la statua della Madonna Assunta, è posta su un letto, anche in questo caso avvolto da una coperta ricamata a mano.
Due piccoli dipinti del '700 raffigurano la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena e la Madonna di Loreto con San Francesco. La sacrestia vecchia conserva l'archivio storico, l'antica biblioteca, diversi paramenti sacri del '700 e dell'800 di cui alcuni di fattura francese; il san Francesco di Paola del XVI secolo, in legno policromo, evidente espressione di arte popolare, un bambinello benedicente del XVIII secolo e la vergine Assunta della prima metà del XVII secolo. Degno di nota è il settecentesco Stipo monetario e l'artistico ostensorio in argento del 1725 entrambi doni del Principe Moncada. Spettacolare risulta, in occasione della Settimana Santa, l'estensione della grande "Tila" che ripropone la deposizione dalla croce.

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