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Castello di Castellamare del Golfo
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::Castello Arabo-Normanno a Castellammare del Golfo » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castello di Castellamare del Golfo

Castello di Castellamare del Golfo


Posto sulla costa nord-occidentale della Sicilia, il borgo fortificato a Nord della cittadina di Castellammare del Golfo è uno dei più antichi siti della zona, risalendo le sue origini all'epoca pre romana.
Emporio Segestano con gli Elimi e caricatore per i grani diretti a Roma sotto Verre, il luogo ha trovato per secoli la sua ragion d'essere nel caricatore e nelle fortificazioni per difenderlo.
Il castello, che si trova all'estremità del porto, risalirebbe all' XI secolo d.C. ad opera degli Arabi, che lo edificarono su un promontorio proteso sul mare e fu tra i dodici importanti castelli siciliani arabi conquistati nel 1072 dai normanni Ruggero e Roberto d' Altavilla.
Nel 1150 d.C., Idrisi nella sua opera intitolata "Il libro del Re Ruggero" , dice che la hisn, fortezza, di Castellammare era chiamata 'Al Madarig, "le scale", e del suo castello scrive: "nessun altro [castello] è più forte di sito ne' meglio munito per costruzione........ cui cinge intorno un fosso intagliato nella montagna: si entra nella fortezza per un ponte di legno che si leva e si rimette come si vuole. Come fortezza ebbe notevoli qualità sia per le sue caratteristiche costruttive che per la particolare ubicazione. Ha orti e vigne e un porto ma angusto."
Lo stesso Idrisi definisce Castellammare una fortezza di importanza secondaria rispetto ad un altro castello ben più importante, quale quello di 'Al- Hammah.
Idrisi dice ancora riferendosi ad 'Al - Hammah:"..tale fortezza ha un porto in cui è un andare e venire di navi e vi si tendono reti per pescare tonni".
Al borgo fortificato separato in origine dalla terraferma da un braccio di mare si accedeva con un ponte levatoio, sostituito in seguito da uno stretto ponte in muratura, sorretto da due arcate.
Successivamente la fortezza fu modificata dai Normanni mentre gli Svevi dotarono il borgo marinaro di torri e lo cinsero di mura di cui tutt'oggi rimane qualche antico rudere.
L'edificio fortificato rientra nel censimento dei castelli siciliani operato dagli Angioini nel 1273 in qualità di castello demaniale («castrum ad mare de gulfo»). Nel 1314 Roberto d'Angiò conquista Castellammare, la cui guarnigione si arrende pare senza opporre resistenza. Federico II d'Aragona volendo togliere agli Angioini quest'unica fortezza che avevano in Sicilia, il 18 gennaio 1316 strinse d'assedio Castellammare per mare e per terra.
Dopo replicati e durissimi assalti, nell'aprile del 1316 gli Aragonesi con Bernardo da Sarrià riconquistano la fortezza con trecento uomini inviati da Palermo, ne distrussero le muraglie e ne abbatterono le fortificazioni, il castello subì danni gravissimi, una delle tre torri forse venne distrutta. Tuttavia dell'antico castello rimase la bellissima scala di pietra e la torre che la contiene.
La fortezza fu poi proprietà di Pietro II d'Aragona, mentre nel 1337 Castellammare del Golfo, Calatubo e Borghetto vengono concessi in feudo a Raimondo Peralta. Nel 1356 Michele da Piazza ricorda Castellammare in qualità di castrum. Nel 1537, nell'ambito del progetto di fortificazione delle coste siciliane, anche la suddetta fortezza è oggetto di ampliamenti, con l'edificazione di un "baluardus seu turrigluni di l'artiglaria".
Successivamente la proprietà passa a Pietro Spadafora Ruffo, che lo lascia in dote alla figlia, sposa di Sigismondo Luna, cosicchè nel 1554 Castellammare, insieme al castello e alla tonnare, passa in feudo a Pietro de Luna. Fazello, nel 1558, ricorda il paese come piccolo abitato fortificato.
Da alcuni atti notarili del XVI secolo si apprende che nel 1500 il Castello era munito di due torri merlate: una detta di S. Giorgio e l'altra della Campana. Un'altra torre detta Baluardo fu eretta nel 1537. Quest'ultima, fu edificata nel 1586 quando per difendere la costa dai corsari, furono innalzate molte torri lungo il litorale. Il Castello era diviso dal sobborgo per mezzo di un ponte levatoio, sollevato il quale, si rendeva inespugnabile essendo circondato da ogni parte dal mare.
Dagli atti del Notaio Baldacci di Alcamo del 1537/38 e del 1559/60, si rileva che il Castello, in quell'epoca era ben fortificato. La torre di S. Giorgio e quella della Campana erano munite di piccole bombarde. Nella torre del Baluardo si trovavano cannoni, bombarde, macchine da guerra, colombrine, macchine lancia-pietre ed altri proiettili chiamati provolanti. Sulle mura poi vi erano delle enormi palle di pietra che, negli assalti, venivano lanciate contro i nemici e vi erano tre porte d'accesso.
Nel periodo tra il XV e il XVIII secolo Castellammare ritorna ad essere di nuovo uno dei principali punti marittimi di esportazione del grano.Il Camillani nella sua descrizione dell' Isola di Sicilia dice "quivi è il caricatore di formenti...", e a sottolineare l'importanza che tale ruolo ha avuto nei secoli l'Adria lo definisce "horreum frumentarium ad diversa climata mundi".
Nella seconda metà del XVI secolo iniziano le attività di costruzione della città murata verso sud, in virtù della licenza concessa nel 1560 da Pietro de Luna ai giurati, "chi [potesse] dar lochi per fare case, iuxta la forma chi altri volti in vari lochi si [erano] dati". Il borgo fortificato è a quest'epoca circondato per due lati dal mare, ed è congiunto alla terra ferma da un secondo ponte.
Nel 1649 il castello passò alla principessa di Roccafiorita, Francesca Balsamo Aragona.
Oggi il castello è di proprietà pubblica e dell'antico impianto rimane poco, poiché ha subìto diverse trasformazioni e alcune sue parti sono state inglobate nelle costruzioni vicine.

Descrizione
L'edificio fortificato in origine venne edificato su di uno sperone di roccia a ridosso del mare e collegato alla terraferma per mezzo di un ponte levatoio ligneo, il quale in epoca imprecisata si riedificò in muratura e strasformato in permanente. Il ponte esiste ancora ai giorni nostri e scavalca il fossato ricavato dal taglio della roccia. Il corpo di fabbrica possiede una base scarpata, esistente già nel 1578, secondo quanto è possibile osservare dall'acquerello dello Spannocchi. Dal medesimo disegno si osserva anche il muro di cinta dell'abitato posto a ridosso del castello.
La possente bastionatura della fortezza risulta ulteriormente rinforzata da un torrione circolare posto a settentrione, forse edificato durante la ristrutturazione del 1537 (…«seu turrigluni»…). Invece gli ambienti abitativi si dislocano nella porzione meridionale del castello e si caratterizzano, all'esterno, per la presenza di grandi balconi con mensole, certamente frutto di successivi rifacimenti, giacché essi sono inesistenti nell'acquerello dello Spannocchi.
Attualmente si possono ammirare la possente base scarpata sulla quale poggia la fortezza, la torre cilindrica, all'interno della quale una bella scala in pietra a chiocciola conduce alla terrazza superiore, il basso torrione circolare ed altri corpi di fabbrica, alcuni dei quali impreziositi nei piani alti da balconi poggianti su mensole.
All'interno l'edificio accoglie diversi ambienti ed è sede del Polo museale "La memoria del Mediterraneo", che comprende il Museo dell'acqua e dei mulini, il Museo delle attività produttive, il Museo archeologico e il Museo delle attività marinare, e si prefigge lo scopo di valorizzare il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico della città e di tutto il territorio. Una seconda ala del castello ospita invece il Museo Etno-antropologico Annalisa Buccellato.

Informazioni: Uff. turistico tel. (+39) 0924 30217
Visite: dal lunedì al sabato 9,00/13,00 - 15,30/19,30.
Chiuso nei giorni festivi.
Ingresso libero.

Museo Annalisa Buccellato
Visite dal martedi al sabato 10,00/13,00 - 15,30/19,00.
Chiuso nei giorni festivi.
Informazioni: tel. 0924 33533  - fax 0934 33790.


Bibliografia:
M. Amari, Biblioteca Arabo-Sicula, I, p. 81; Amico V., Dizionario topografico della Sicilia, 2 voll., Palermo 1855-56, vol. I, pp. 257-259; Barberi G. L., I Capibrevi, a c. di G. Silvestri, 3voll., Palermo 1879-1888, pp. 367-368; Bozzo S., Notizie storiche del sec. XIV, Palermo 1882, pp. 404-406; Drago Beltrandi A., Castelli di Sicilia, Milano 1956, pp. 168-169; Fazello T., De rebus siculis, Catania 1749, I, IX, I, p. 612; Ganci Battaglia G., Vaccaro, Aquile sulle rocce (castelli di Sicilia), Palermo 1968, 464-465; Maurici F., Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Palermo 1992, p. 278; Peri I., Città e campagna in Sicilia, I, Dominazione normanna, «Atti dell'Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo», s. IV, XIII, parte II, 2 voll., Palermo 1953-56, pp. 182-183; Rocca P. M., Notizie storiche su Castellammare del Golfo estratte dall'archivio dei notai defunti alcamesi, in «Archivio Storico Siciliano», n.s., X, 1885, p. 314; Scarlata M., L'opera di Camillo Camilliani, Roma 1993, pp. 211, 214, 380, 383; San Martino de Spucches F., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai giorni nostri, vol. II, p. 36, vol. III pp. 363-369; Spannocchi T., Marine del regno di Sicilia, Catania 1993.


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