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::Castello Svevo a Randazzo » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Castello Svevo

Castello Svevo


La Torre-Castello, denominata in loco con il nome di "Castello-Carcere", si trova nel cuore dell'antico Borgo Medievale, e precisamente nel quartiere di San Martino, il cosiddetto quartiere dei Lombardi. Posto nei pressi della Porta della dogana che si trovava all'ingresso occidentale della Città, è la sola rimasta delle 8 torri messe a guardia della città sulla cinta muraria. Per la sua importanza nel sistema difensivo della Città fu denominata il "Maschio".
Costruito tra l'epoca normanna e quella sveva il Castello, dal XII e parte del XIII secolo, fu sede della corte sveva durante i soggiorni randazzesi di Enrico VI e Federico II. Ciò che resta oggi di quello che si suppone essere stato un complesso architettonico ben più ampio, è solo una torre sopravvissuta al degrado del tempo (Virzì).
Verso la fine del XIII secolo quando la Corte Aragonese sceglie il Palazzo Reale come residenza estiva il Castello riacquista la sua finalità militare e diviene sede del Capitano di Giustizia del Valdemone diventando così luogo di detenzione di prigionieri e condannati a morte (le finestre con inferriate del lato nord si affacciano addirittura sulla Timpa di S.Giovanni, dove si innalzava il patibolo). I suoi sotterranei vennero trasformati in angoscianti camere di tortura, camere buie dove i condannati venivano calati vivi con l'ausilio di carrucole, ed in altri ambienti, che ancora oggi è possibile visitare, vennero realizzate delle cellette cosiddette "a forno" dentro le quali non era possibile stare in posizione eretta o distesi , costringendo i prigionieri a stare sempre rannicchiati. Le teste mozzate dei condannati a morte venivano esposte in un gabbione appeso al torrione di ponente. Tali pratiche fecero del Castello, una delle prigioni più spaventose di tutto il Valdemone.
Nel 1636 la municipalità ne perde il possesso, costretta a vendere l'immobile per le difficoltà finanziarie; Randazzo, grazie alla somma di danaro recuperata da tale vendita, mantenne così il titolo di "città demaniale". Fu acquistato da don Carlo Romeo che si fregerà del titolo di "Barone del Castello" fino al 1738 quando, estinguendosi la dinastia, la proprietà e il titolo passarono alla famiglia Vagliasindi.
Nel 1813, in seguito alla legge sull'abolizione della feudalità, il barone Don Carmelo è costretto a cederlo al Comune, conservando il diritto al titolo. L'utilizzo carcerario del Castello prosegue fino al 1973, quando verrà chiuso e considerato inagibile. Dopo un imponente recupero effettuato negli anni Ottanta, oggi è stato restituito alla cittadinanza, col suo nobile prospetto, il portale sovrastato dall'aquila sveva, la torre merlata,e trasformato in un centro culturale permanente, ospita mostre ed esposizioni d'arte, un'interessante collezione di Pupi siciliani, e dal 1998 è sede del Museo archeologico Paolo Vagliasindi.

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