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"DEUM DILIGERE PRUDENCIA EST. EUM ADORARI YUSTICIA; NULLIS IN ADVERSIS AB EO EXTRAI FORITTUDO EST. NULLIS ILLECERRIS EMOLIRI TEMPERANCIA EST. ET IN HIESSUNT ACTUS VIRTUTUM; PAR DOMUS E COELO SED MINORI DOMINO"


Castello Corvaia - Palazzo Corvaia

Castello Corvaia - Palazzo Corvaia




Questo bel castello (chiamato comunemente palazzo) prende nome dalla famiglia Corvaia alla quale sarebbe pervenuto tra il XVII e XVIII secolo e che lo possedette sino alla fine del XIX secolo circa.
Per la sua struttura, il palazzo Corvaia, pertanto, appare più simile ad un castello che ad una villa signorile.
La sua architettura è caratterizzata dalla fusione di numerosi stili architettonici che vanno dall'arabo al gotico-catalano del quattrocento. Non vi sono dati certi sulle sue origini e diverse sono le ipotesi.
Lo studioso Franz Paternò Castello duca di Carcaci ne attribuisce la fondazione alla famiglia Thermes detta poi Termine, nella seconda metà del 1300, e precisamente a Matteo Thermes, maestro giustiziere del regno di Sicili, il cui nipote Antonio lo avrebbe successivamente ereditato.
Nel fervore delle lotte baronali di quel tempo, qui si sarebbero dati convegno Artale Alagona, Berlingherio de Cruyllas e Riccardo Queralt, per conciliarsi con rè Martino e concordare condizioni di pace.
Dal 10 al 18 Agosto 1411, nel grande salone del castello, si sarebbe riunito quel parlamento siciliano (fondato dai normanni nel 1130) che fu di grande importanza per l'attuazione della prerogativa del popolo di scegliersi il proprio rè che poi, nel 1413, elesse dalla casa di Castiglia, (Ferdinando «il giusto»), quale successore di Martino d'Aragona il vecchio morto nel 1410.
Secondo alcuni studiosi sarebbe stata la regina Bianca (a quel tempo vicaria del regno), a convocare il suddetto parlamento mentre per altri sarebbe stato, il 25 Settembre 1411, Bernardo Cabrerà conte di Modica e già gran giustiziere del regno che aspirava ad assurgere a rè di Sicilia.
Eletto quindi il nuovo rè, Bianca, rimasta al governo della sola «Camera reginale» ancora un paio d'anni, il 25 luglio 1415 salpava da Trapani per ritornare dal padre in Cataloga, lasciando definitivamente la Sicilia, salutata e rimpianta da tutto il popolo.
Partendo essa nominò amministratore generale dei castelli «reginali» Alfonso Enriquez, comandando a tutti di ubbidirgli «come si la nostra propria Maiestati fussi presenti».
In una parete del suggestivo piccolo cortile si legge: «ESTO MICHI IN LOCO REFUGII». Epigrafe che fece dire al tedesco Bedecker, in una sua guida dell'Italia, che questo edifizio fosse un antico ospedale. Idea molto strana e non convalidata da alcun elemento.
Sulla fascia che divide il primo dal secondo piano si trovava un tempo una antica iscrizione decifrata nel 1887, quando già era difficilmente leggibile dal Prof. Strazzeri: «DEUM DILIGERE PRUDENCIA EST. EUM ADORARI YUSTICIA; NULLIS IN ADVERSIS AB EO EXTRAI FORITTUDO EST. NULLIS ILLECERRIS EMOLIRI TEMPERANCIA EST. ET IN HIESSUNT ACTUS VIRTUTUM; PAR DOMUS E COELO SED MINORI DOMINO».
Essa esprime le quattro virtù morali, prudenza, giustizia, fortezza, temperanza e potrebbe anche riferirsi ad un edifizio pubblico ed il motto all'ingresso significare rifugio di cittadini in cerca di giustizia.
Comunque sia, sembra accertato che questa ricca dimora in origine si trovasse fuori dalle mura della città ed unita da un grande giardino al teatro antico dove il medesimo stemma l'arma con tre stelle, starebbe a dimostrare che anch'esso apparteneva ai Thermes.
Altri pur essendo d'accordo sulla appartenenza dei due edifizi alla stessa famiglia, vogliono che sia stata quella dei Longo e di essa lo stemma predetto.
Felicemente restaurato dall'Arch. Dillon nel 1946 e completamente rinnovato all'interno, il castello, di proprietà comunale, è attualmente sede della Azienda Autonoma di Soggiorno e della Biblioteca Civica. Ospita inoltre il Centro Mediterraneo di Drammatica. Nel suo grande e storico, salone si sono recentemente svolti importanti convegni e congressi, anche di carattere internazionale.



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